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Lino De Toni, di più di un’intervista..

A TU PER TU COL CAPITANO

È un limpido sabato mattina di fine novembre quando parto di buon’ora da Belluno. La S.R. 203 è imbiancata dalla brina e guido con un pò di prudenza in direzione Alleghe. Il paesaggio mostra le prime avvisaglie d’inverno e sono un pò emozionato: questa volta non sarò in tribuna all’Alvise De Toni ad assistere ad una partita della compagine biancorossa. Mi fermerò qualche centinaio di metri prima dove mi attende un altro De Toni. Lino De Toni , il “Capitano”. Uno dei giocatori-simbolo della gloriosa storia delle Civette.

Ventidue campionati di massima serie giocati con la maglia biancorossa. Vincitore a vent’anni della storica Alpenliga 1992 e protagonista dell’approdo in finale nel campionato 2001/2002. Poi una stagione al Cortina e gli ultimi anni di carriera giocati in IHL con la casacca del Pergine. Lino, inoltre, è stato uno dei giocatori della Nazionale che può vantare la partecipazione all’Olimpiade di Lillehammer del 1994. Arrivo puntuale all’appuntamento in riva al lago e Lino è già lì che mi aspetta. Stavolta non sono in tribuna al De Toni ed il numero 10 Agordino non è sul ghiaccio con pattini e stecca pronto a salutare gli arbitri prima di iniziare un’altra partita. Non c’è la balaustra a dividere il campione dal tifoso. Questa volta il campione ce l’ho di fronte, sempre in forma come quando giocava ma vestito in abiti civili. E cordiale è l’accoglienza che mi riservano Lino e Roberta.

Non sono un giornalista, sono un semplice appassionato che non si è preparato delle domande specifiche. Mi piace l’idea di una chiacchierata a ruota libera incentrata sulla carriera di uno dei giocatori che ha fatto la storia delle Civette. Il tempo di un caffè e via a ritroso nel tempo a ritrovare le emozioni di due momenti memorabili della gloriosa storia biancorossa: la vittoria dell’Alpenliga 1992 e l’approdo in finale scudetto nel campionato 2001/2002. Due eventi in cui Lino fu protagonista. Ero con l’orecchio incollato alla radio quel 20 dicembre di 28 anni fa. E Lino, invece, era sul ghiaccio di Villach in linea con Bortolussi e Chitarroni. Fu la più importante vittoria della storia dell’Alleghe e Lino mi racconta della positiva situazione che stava vivendo la squadra in quei giorni. Un perfetto incastro di elementi fece sì che l’outsider avesse la meglio contro due squadre sulla carta meglio attrezzate. Il carisma del “Sergente di ferro”, la forma smagliante di Chitarroni, il grande spirito di gruppo di tutta la squadra furono gli elementi di quella vittoria che entrò nella storia biancorossa. Lino è preciso ed essenziale nelle sue analisi e mi spiega che “nelle serie di partite di partite di play-off alla fine passa il turno la squadra più forte. Invece nelle ” partite secche” può accadere il contrario, e ciò dipende dallo stato di forma della squadra in quel preciso momento, dall’affiatamento fra i giocatori e dalla motivazione”.

Ed è esattamente ciò che accadde in terra austriaca in quei memorabili giorni che precedettero il Natale del 1992. Il 27 marzo del 2002 invece ero al De Toni. Memorabile fu la serie di partite di semifinale giocate contro il Bolzano. Per me fu un’emozione immensa la vittoria a gara 5 che portò in finale le Civette. E finalmente posso ringraziare Lino di persona per quel goal del 2 a 0 a metà del terzo tempo. Fu il goal che diede la certezza della vittoria contro gli alto-atesini. Ce l’ho ancora negli occhi il goal di Lino, il boato dello stadio che l’avranno sentito fino a Cencenighe. La partita si giocò il martedì e la serie di finale contro il Milano iniziò appena due giorni dopo. Il Capitano mi racconta che un pò influirono quei due soli giorni di riposo ma con l’onestà che lo contraddistingue afferma che la squadra lombarda era effettivamente più forte ed attrezzata. Lino ha una memoria di ferro e così è bello commentare i vari campionati a cui ho assistito dalla tribuna. E sono contento che le impressioni del tifoso combacino spesso con quelle di chi era protagonista sul ghiaccio. C’è un pò di rammarico da parte del capitano per la finale sfiorata nel campionato 2006/2007, quello che vide il Cortina portare a casa il Tricolore. L’Alleghe arrivò a gara 7 contro il Milano dopo aver eliminato il Bolzano vincendo tutte le partite giocate al Palaonda. Lino mi spiega che quell’anno la squadra era davvero forte e compatta, con un Groenenveld in porta che dava sicurezza fra i pali ed un gran gioco. Fu una serie di semifinale estenuante che consegnò al Cortina un avversario fiaccato dalla lunga e dura battaglia sul ghiaccio. Così quell’anno lo scudetto finì aldilà del Falzarego ed un pò fu anche merito dei biancorossi. Il nostro è un chiacchierare disordinato e divertente ed il mio non essere giornalista mi fa saltare da un argomento all’altro. Lino ricorda tutto, è paziente e risponde sempre con grande gentilezza alle mie curiosità. Gli chiedo di quella famosa partita della serie di semifinale sempre contro il Bolzano del campionato 1999/2000. Non ero allo stadio quella sera, ma quell’incontro per me fu fondamentale: ero in macchina e stavo girando le stazioni radio e ritrovai l’hockey su ghiaccio. Quell’ hockey che da spettatore radiofonico avevo abbandonato a metà anni ’90. Era la famosa partita che terminò 0 a 0 anche dopo l’overtime, che nell’ hockey non accade mai e che l’Alleghe perse poi ai rigori. E vinceva era finale contro l’Asiago. La partita del famoso goal-fantasma, e così chiedo di questo goal misterioso. Lino mi racconta che il disco era entrato in porta ma con grandissima onestà sportiva mi dice che ciò accadde nel primo tempo e che c’era tutto il resto della partita per segnare ancora. Un’altra finale sfiorata e fu la miglior stagione della carriera per il numero 10 biancorosso. 102 punti totalizzati, 46 goal e 56 assist in 46 partite giocate. E bisogna essere davvero un campione per totalizzare numeri del genere. Proprio i numeri sono l’argomento di un’altra mia domanda: nell’hockey moderno si segna meno rispetto a qualche anno fa e così chiedo a Lino il suo parere su questa mia osservazione. Mi racconta che negli anni il gioco è cambiato, si è evoluto tatticamente e così i punteggi sono più risicati. Un tempo il gioco era più fisico e meno accorto soprattutto a livello difensivo e ciò contribuiva ad assistere a frequenti goleade sul ghiaccio.

Approfitto di questi confronti fra epoche diverse per farmi raccontare degli esordi della sua lunga carriera. Fu Mike Kelly, l’allenatore della finale 1985 contro il Bolzano, a farlo esordire in prima squadra in alcune partite del campionato 1988/1989. Anni di grande hockey e di grandi campioni approdati in riva al lago. E Lino mi racconta della fortuna di poter giocare al fianco di campioni come Larson ed altri e pure di quel Bruce Cassidy che oggi è uno degli allenatori più affermati della NHL. In particolare è vivo in Lino il ricordo del carisma del difensore canadese numero 24 che contribuì a portare il trofeo dell’Alpenliga in riva al lago. Nel frattempo ci raggiunge Matteo, l’artefice di questo incontro fra il tifoso ed il campione. E così ecco nuove curiosità e nuove domande. Un parlare a ruota libera del passato ma anche del presente e del futuro dell’hockey in generale. Il rammarico per il repentino stop dell’ultimo campionato proprio nel periodo play-off. L’Alleghe se la stava giocando contro il Merano ed il Capitano conferma la mia impressione: si poteva fare, ma alla fine, purtroppo, ha vinto la pandemia.

Per il futuro di questo sport, invece, Lino mi racconta delle difficoltà dovute alla crisi finanziaria che ha messo in difficoltà le società e il sempre minore numero di praticanti. “Ai miei tempi ad Alleghe c’erano l’hockey e lo sci. Ora i ragazzi hanno anche altre possibilità”. Ed aggiungo io “che ci sono anche meno ragazzi”. Per quanto riguarda L’Alleghe poi, c’è il rammarico per la scomparsa di Nilo Riva e del Presidente Renato Rossi. Entrambi hanno lasciato un grosso vuoto nella famiglia biancorossa. Un vuoto che con grandi sforzi la dirigenza attuale sta colmando fra tante difficoltà. Trattiamo ancora qualche argomento ed ho ancora un paio di domande da appassionato: al quesito “qual è il giocatore più forte che hai visto calcare i ghiacci italiani” Lino ci pensa un attimo: ne ha visti tanti, da compagno di squadra e da avversario. Poi afferma sicuro “Matt Cullen”, ovvero la stella NHL che sbarcò a Cortina nel campionato 2004/2005. Ed in questo frangente noto la grande sportività dell’ex numero 10 agordino. Parla con ammirazione di Matt Cullen, lo definisce il giocatore più “dominante” che abbia mai visto giocare in Italia. Ed io sono un’altra volta d’accordo con il Capitano biancorosso. Avendo citato il Cortina gli chiedo della stagione giocata sotto le Tofane: “…avevo poco spazio in squadra ed ho preferito andare a Cortina anche perché era vicino ad Alleghe”. Poi i campionati in Ihl con la maglia del Pergine. Gli dico che secondo me avrebbe potuto giocare ovunque e lui mi risponde semplicemente che stava bene sotto il Civetta. Poi i campionati in IHL con la maglia del Pergine. Un giocare ancora ad alti livelli a quarant’anni suonati come solo i veri campioni sanno fare.

Verso la fine della chiacchierata l’ultima domanda: quanto è importante il pubblico durante una partita? Domanda apparentemente banale ma che banale in fondo non è. Lino risponde che il pubblico è fondamentale, che l’incitamento da una grande carica ai giocatori sul ghiaccio. Ed io, tifoso appassionato, sono davvero felice di sentire queste parole da un campione che si è guadagnato un posto importante nella storia dell’hockey italiano. Gli faccio notare la sua intelligenza di gioco, il sapere dove sarebbe finito il disco prima degli altri “…non avendo un gran fisico ho dovuto affinare questa dote…”.

E direi che l’ha affinata piuttosto bene, anche se il fisico, secondo me, c’era e c’è tutt’ora. Un’ora e mezza intanto è passata d’un fiato ed è tempo di congedarsi. Usciamo dal bar e ci concediamo ancora due chiacchiere ed il tempo di una foto insieme ad uno dei miei idoli sportivi. Ci salutiamo e guardo il Capitano che si incammina sul lungolago. Non ha i pattini ai piedi ma per un momento mi sembra di rivederlo sul ghiaccio, ed il portamento è sempre quello.

Grazie Lino. Grazie Campione. Per la grande disponibilità dimostrata in questa mattinata di fine novembre. E grazie per le tante emozioni che mi hai regalato durante le fredde serate di grande hockey.

Paolo Soppelsa

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