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1933 L’INIZIO
Ad Alleghe si tenne la prima esibizione di hockey giocato sul lago gelato, il 24 gennaio 1932 quando la F.I.S.G. concesse al paese di Alleghe l’opportunità di organizzare una delle semifinali del campionato italiano tra le squadre del Milano-Diavoli e il Cortina. Tra gli spettatori/organizzatori della storica partita del ’32 vi era Giuseppe Cecchini (barbiere nato ad Este, ma accasatosi sulle rive del lago di Alleghe) che in quell’occasione ebbe modo di esercitare una forte influenza sui responsabili della Società Sportiva Alleghese che si occupava di sci, slittino, pattinaggio artistico e velocità. L’associazione sportiva si rese conto che questa nuova disciplina rafforzava soprattutto lo spirito di gruppo e gli organizzatori si diedero da fare per rendere meglio praticabile il nuovo sport destinato ad attirare l’interesse dei giovani. Negli anni che vanno dal ’33 al ’39 si ebbero numerosi incontri tra squadre di amici o di paesi limitrofi, migliorarono l’attrezzatura e la tecnica hockeystica. Falegnami e fabbri si attivarono per costruire stecche e pattini, il più possibile simili a quelli utilizzati nella semifinale del ’32. L’entusiasmo andò avanti sino al 1940 quando lo scoppio della seconda guerra mondiale interruppe tutto bruscamente.
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1945 DOPO LA GUERRA
Terminata la guerra, passate le apprensioni e le paure, ritornò la “voglia di vivere” e con essa anche la “voglia di hockey”. Nell’autunno del 1945 l’Associazione Sportiva Alleghe chiese l’affiliazione alla F.I.S.G. iscrivendosi al campionato di serie A con il nome di Hockey Club Alleghe. Fu un momento fondamentale per il salto di qualità dell’attività sportiva, si profilava infatti la possibilità di confrontarsi con le maggiori squadre italiane (Milano, Cortina, Ortisei). Le conseguenze della guerra non consentirono che si disputasse il campionato 1945/46 ma permisero alle società di riorganizzarsi dopo lunghi anni di inattività. Nell’inverno del 1946/47 l’Alleghe potè con orgoglio e smisurata emozione iniziare il suo primo campionato di serie A. Cominciarono ad apparire tutti gli elementi che costituiscono una vera divisa da hockey: pattini con scarpa incorporata, parastinchi, gomitiere, guanti ecc... acquistati ricorrendo all’autotassazione dei soci. |
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La lunga preparazione prebellica e la tradizione sportiva formarono un gruppo di atleti di un certo valore che non sfigurò nel primo campionato e riuscì anche ad imporsi in alcuni incontri. La seconda esperienza si concluse sulla falsa riga della precedente. In quel periodo si riorganizzò anche l’aspetto finanziario della società: all’autotassazione dei soci si aggiunsero i contributi del Comune, della Pro-Loco e della Federazione hockeystica. Nel 1948 la Federazione decise di dividere il campionato in due categorie, essendo 12 le squadre partecipanti. L’Alleghe venne inserito nella prima in quanto giudicata compagine “matura ed esperta”. Le trasferte venivano effettuate con mezzi di fortuna e ogni viaggio diventava un’avventura. Le finanze, nonostante i contributi ricevuti, chiudevano sempre in passivo, le maggiori voci in uscita erano rappresentate da rimborsi spese ai giocatori, attrezzature e manutenzione del campo. Da quel momento la società decise di adottare una politica basata sulla pubblicità, essendo la squadra nota a livello nazionale e menzionata da radio e giornali si pensò di ricavarne un vantaggio economico. Sino al 1952 non vi furono grosse novità se non l’adozione dei colori sociali: le maglie erano di un bel rosso vivo con strisce bianche sulle maniche e una grossa “A” sul petto.
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1952 LA NUOVA PISTA
Un problema non indifferente era costituito dalla pista di gioco sul lago, occorreva mantenerla sempre in perfetta efficienza, le intemperie invernali rovinavano continuamente il ghiaccio. Era un lavoro ingrato e faticoso svolto dagli appassionati che non si scoraggiavano nonostante le difficoltà. In una riunione del ’52 si decise di spostare il campo di gioco dal lago alla terra ferma. La soluzione era di certo meno dispendiosa per la manutenzione e permise alla squadra di allenarsi e giocare su una “vera” pista. Venne realizzato uno spazio sul greto del torrente Zunaia e Giuseppe Cecchini con generosità permise che nella scarpata di sua proprietà adiacente alla pista di gioco, si ricavassero dei gradoni da destinarsi a tribune.
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1953 I PRIMI ORIUNDI
Nel 1953 la F.I.S.G. decise di apportare al campionato nuovi motivi di spettacolarità accompagnati dall’introduzione di nuove tecniche di allenamento e di gioco ingaggiando giocatori canadesi di origine italiana. Da allora purtroppo l’equilibrio economico dei Club divenne particolarmente instabile. In quell’anno l’Alleghe dovette rinunciare a giocatori oriundi per il notevole costo che il loro ingaggio richiedeva. La società si accontentò di un solo giocatore straniero proveniente dall’Austria. Comunque il campionato 1953/54 si concluse con risultati soddisfacenti. Il professionismo introdotto con la venuta degli italo-canadesi fece subito sentire la sua influenza sui giocatori locali, che pretesero compensi sempre più elevati creando situazioni di polemica ed attrito con la dirigenza e all’interno della squadra. |
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1955 LA RETROCESSIONE
Purtroppo nel 1955 i problemi economici dell’Alleghe crebbero a dismisura. Tutti si resero conto che nelle condizioni finanziarie del momento e senza l’aiuto delle forze economiche delle Vallata, era impossibile affrontare i costi del campionato di serie A. Dopo le Olimpiadi del ’56 l’hockey italiano si era evoluto, era necessaria la presenza di giocatori stranieri, con grande aggravio delle finanze dei Club. Dopo dieci anni sempre nella massima serie l’Alleghe dovette prendere la spiacevole decisione di affrontare il campionato di serie B. La retrocessione dovuta a fattori economici e non sportivi ferì nell’orgoglio gli Alleghesi. Nel campionato seguente non ci fu un notevole impegno e i giocatori migliori erano distratti dai favorevoli ingaggi proposti loro dalle altre società.
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Per la Dirigenza dell’Alleghe non fu facile convincere i giocatori a rifiutare le allettanti proposte degli altri Club, ma fece leva sull’orgoglio degli atleti per far tornare grande la società Alleghese. Dopo la retrocessione forzata tornò a farsi sentire una forte volontà di rivincita, il desiderio di ritornare ad essere protagonisti nella serie A era sempre maggiore, come da grande tradizione sportiva del paese. Nei 5 anni successivi l’Alleghe sfiorò ripetutamente la vittoria nel campionato di serie B ma una serie di contrattempi lo impedì. La compagine alleghese era senz’altro la squadra più forte tra quelle partecipanti alla serie cadetta ma non riuscì mai ad esprimere tutto il suo potenziale. A parere dei tecnici l’eccessivo nervosismo che prendeva giocatori e dirigenti non permetteva alla squadra di dare il meglio di sè nei momenti decisivi.
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1963 CRONACA DI UNA PARTITA STORICA
(racconto di Gino Callegari)
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Era l’alba del 21 febbraio 1963. La squadra doveva recarsi a Torino per disputare le finali del campionato nazionale di serie B. La squadra era composta solamente da giocatori provenienti dal vivaio locali, quindi senza alcun straniero non ammesso in questa serie. Di buon mattino accompagnati dall’allenatore Mila Matou, un fuggiasco cecoslovacco ex campione di hockey, stabilitosi a Cortina, partimmo per Torino. Matous era un personaggio carismatico, incuteva fiducia ed era stato ingaggiato, appunto per disputare queste finali. |
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La squadra durante il campionato era allenata dall’ex giocatore di serie A Lorenzo De Toni. Si trattava di una finale importante perché la squadra vincitrice avrebbe conseguito il diritto sportivo di partecipare al prossimo campionato di serie A. Accompagnatori ufficiali eravamo io, il compianto Corrado De Toni, allora vice presidente ed il vice allenatore Lorenzo De Toni. La squadra parte col solito pullman della ditta Buzzatti ed è giusta in numero sufficiente per giocare. Arriviamo a Torino nel primo pomeriggio. L’organizzazione delle finali è affidata alla squadra locale, che ci assegna l’alloggio presso la “Taverna Dantesca”. Si tratta di un esercizio alberghiero vicino alla stazione Porta Nuova, in una zona assai rumorosa e movimentata. Il calendario prevedeva il primo incontro contro la squadra del Torino mentre il secondo, il giorno dopo, con il Renon. Certamente il Renon era più blasonato del nostro Club, per cui hanno sottovalutato assegnandoci il primo incontro contro la squadra di casa, con la presunzione di una facile vittoria. Anche l’assegnazione dell’alloggio aveva lo scopo preciso di distrarci e deconcentrarci. La prima partita, assai combattuta, e con diversi episodi fallosi, finisce oltre la mezzanotte con risultato finale di Alleghe 4 Torino 3. Per i torinesi è stata una sconfitta non prevista che mette molta agitazione nelle loro fila, perché avevano organizzato le finali per vincere. Ricordo che la partita era stata arbitrata dall’arbitro milanese Saudati che certamente non era a noi favorevole. Il giorno dopo il secondo incontro che i nostri avversari dovevano assolutamente vincere per tenere in corsa il Torino. Arriviamo allo stadio assai baldanzosi, e l’arbitro Saudati ci viene incontro sventolandoci un telegramma che annunciava la squalifica dei nostri giocatori Armando Dal Pont e Giampietro Marini. A nulla sono valse le proteste dei due giocatori, piangendo, hanno dovuto rinunciare a disputare la partita. Non riusciamo a capire, con i mezzi di comunicazione di allora, come avesse fatto la Commissione Disciplinare, a riunirsi il mattino e pronunciare la sentenza con un telegramma. Sono i misteri della Federazione di allora. Giochiamo la partita contro il Renon, assai nervosi e scossi dall’inattesa squalifica. Al secondo tempo stavamo perdendo per 4-2 quando un disco colpisce alla testa il nostro portiere Renato De Toni, procurandogli una ferita al cuoio capelluto, che abbisognava di diversi punti di sutura. Da notare che sia il portiere che gli altri giocatori non avevano il casco e l’estremo difensore era anche senza alcuna maschera di protezione. In questi casi il regolamento prevedeva 10 minuti di sospensione dell’incontro e un altro tempo di 10 minuti alla prima successiva interruzione del gioco. Matous fa scendere la squadra negli spogliatoi mentre il medico, che era il dott. Golio, che avevamo incontrato il giorno prima, provvedeva a suturare il ferito. Matous, che non voleva far scendere in campo il portiere di riserva, dice di stare calmi e di attendere la fine della medicazione. Ad ogni buon fine, manda un giocatore in panchina per far vedere che la squadra non si era ritirata. Allo scadere dei 10 minuti l’arbitro ordina la ripresa del gioco. In campo c’era solo la squadra del Renon, con l’unico giocatore alleghese in panchina. L’arbitro scodella il disco al centro del campo con la presenza della sola squadra altoatesina. I giocatori del Renon sono alquanto perplessi e non sanno cosa fare. Si protendono nell’area dell’Alleghe e uno di questi lancia il disco verso la porta vuota e segna una rete che l’arbitro deve annullare perché fatta con un giocatore in fuorigioco. Dopo questa interruzione scattano gli ulteriori 10 minuti di sospensione, che permetteranno al medico di ultimare la sutura del portiere. Alla ripresa del gioco con il portiere, con una grande benda sulla testa, la squadra alleghese pare trasformata e continua a premere gli avversari e conclude l’incontro con la vittoria per 7 a 4, conquistando il titolo di Campione d’Italia di serie B.
Sicuramente questa insospettata conclusione del campionato ha ridimensionato le chance del Torino, che si è vendicato alla premiazione, consegnandoci solo la coppa, trattenendo i diversi premi in natura che erano stati predisposti per i vincitori. Dopo questa vittoria sono d’obbligo i festeggiamenti. Con una telefonata ad Alleghe è stata data la notizia della vittoria. La squadra rientra in albergo per la cena. Dopo la cena, assieme a Mariano De Toni, che si era aggregato alla nostra compagnia e ad alcuni giocatori usciamo per festeggiare. Naturalmente, lungo la strada, i festeggiamenti erano un po’ rumorosi, e qualche solerte cittadino ha avvisato la polizia. Ad un certo momento incrociamo una pattuglia di poliziotti che ci ammonisce e ci chiede il motivo dei festeggiamenti. Renato De Toni, allora tredicenne e sempre timido, ma forse rinfrancato da qualche aranciata in più, si fa avanti e dice ai poliziotti “lei parla con un campione d’Italia”. Questo episodio fa sorridere le guardie che accettano le nostre giustificazioni ed insieme ci rechiamo al primo bar aperto a festeggiare. Il giorno successivo col pullman rientriamo ad Alleghe. Al ponte di Masarè ci viene incontro una delegazione di tifosi capitanati da Sergio Fontanive e ci offre un mazzo di fiori ed insieme continuiamo i festeggiamenti. E’stata una vera soddisfazione per tutti anche perché questo era il primo titolo italiano conquistato dall’Alleghe.
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1963 CON UN PIEDE IN SERIE A
Finalmente la squadra poteva ritornare in serie A. Le casse della società non erano vuote come in passato, ma comunque non erano in grado di sostenere i maggiori costi che la serie A comportava e i dirigenti dovettero prendere la sofferta decisione di rinunciare alla serie A per motivi economici. L’anno seguente la società prese un’altra decisione importante, ci fu un contatto con l’azienda Sanson che promise di sobbarcarsi tutte le spese in cambio della scritta col proprio marchio sulle maglie da gioco. Questa innovazione non fu ben accolta dagli amanti dello “sport puro” ma alla fine venne capita ed accettata. Quell’anno andò bene e l’Alleghe si aggiudicò per la seconda volta consecutiva il torneo cadetto. La compagine alleghese era composta da 20 giocatori nati e cresciuti ad Alleghe, ciò fu motivo di grande soddisfazione e orgoglio per il paese.
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1964 L’IMPATTO CON LA SERIE A E LO SCIOGLIMENTO
Nella stagione 1964/65 l’Alleghe tornò finalmente alla massima serie, questa volta la società contrariamente all’anno precedente, decise di rischiare nonostante le incognite. Il campionato della formazione alleghese fu mediocre, la squadra perse 8 partite su 10. Si capì subito che il salto di qualità fra le due categorie era maggiore di quanto ci si aspettasse. L’anno successivo le cose non migliorarono. Le continue sconfitte e la mancanza di soldi diedero il via al tracollo della società. Si arrivò allo scioglimento della squadra limitando l’attività a quella giovanile e cedendo i vari giocatori alle squadre che avevano maggiori risorse economiche. Se ciò non bastasse in quel periodo ci fu anche la tremenda alluvione del ’66 che creò gravissimi disagi nel paese.
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1970 SI RICOMINCIA DA ZERO SU PISTA ARTIFICIALE
L’Amministrazione comunale, sensibile alle esigenze del Club e sicura di poter svolgere una funzione sociale oltre che Turistica decise di sostituire lo spiazzo del ghiaccio naturale con una piastra per il ghiaccio artificiale. A quel punto dei volenterosi dirigenti presero in mano la situazione, fecero rincasare i vari giocatori dati in prestito ai quali affiancarono un buon numero di giovani ragazzi. Nonostante i precedenti 35 anni di attività, la F.I.S.G impose all’Alleghe di ricominciare dalla serie C. La squadra vinse due campionati consecutivi senza difficoltà e potè velocemente rientrare in serie A. Nella stagione 1970/71 l’Alleghe tornò nella massima serie e fu un successo, si piazzò al terzo posto. Dopo anni di sofferenza tornò il sorriso e la fiducia. Purtroppo il campionato successivo non fu altrettanto convincente anche per una serie di infortuni causati probabilmente da un’errata preparazione atletica.
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Nella stagione 1973/74 per l’Alleghe ancora un terzo posto, vinse tutte le partite casalinghe e ben 5 elementi furono chiamati a vestire la maglia azzurra , la Nazionale si affidava sempre più ai giocatori alleghesi per restare nel gruppo B mondiale. Nel ‘75 la squadra legò il suo nome alla famosa fabbrica di occhiali Luxottica e venne considerata come una delle pretendenti al titolo. La squadra rimase in testa per quasi tutto il campionato ma alla fine crollò, e finì in quarta posizione. Anche l’anno seguente l’Alleghe sfiorò il tricolore ma non lo conquistò. Nel ‘77 ancora un terzo posto, che ormai non veniva più considerato un traguardo, bensì un’occasione persa per diventare Campioni d’Italia. Nel ’78 la squadra si classificò al quinto posto e perse lo sponsor Luxotttica.
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Il potenziale tecnico restò piuttosto elevato ma alcuni giocatori minacciarono di abbandonare l’attività. L’allontanamento del prestigioso sponsor riportò alla luce i disagi economici della società proprio in un momento in cui si stava facendo il massimo sforzo per rendere la squadra più competitiva possibile. La società alleghese si ritrovò con un deficit di circa 100 milioni di lire. Grazie alla passione e determinazione di alcuni dirigenti che si autotassarono si decise di proseguire con gran sollievo da parte di tutti. Partirono tutti gli stranieri, si puntò sui giovani del vivaio e attraverso nuove sponsorizzazioni si cercò di saldare i debiti. Gli anni seguenti furono di transizione in attesa che le nuove leve crescessero, maturassero e facessero esperienza. Proprio dai giovani venne il primo grande alloro ufficiale in campo nazionale: la squadra juniores vinse il proprio campionato 78/79 senza perdere una partita. Fu una grande soddisfazione ed un’iniezione di ottimismo per i responsabili della squadra che potevano guardare al futuro sapendo di avere alla spalle un gruppo di giovani valorosi in grado di sostituire i giocatori della prima squadra che gradualmente cessavano l’attività. Gli anni a seguire furono costellati di problemi sia tecnici che economici, ma ancora una volta la passione e la serietà riuscirono ad evitare lo scioglimento di un Club che fondava le sue radici in quasi 50 anni di storia e tradizione paesana.
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1985 LO STADIO COPERTO
Nel 1985 utilizzando i fondi previsti per le Universiadi di Belluno e Feltre l’Amministrazione Comunale, vincendo le ritrosie di tanti, provvide a coprire lo stadio del ghiaccio, a costruire delle tribune a sud e nuovi spogliatoi sotto le tribune stesse. In contemporanea con i lavori di copertura arrivò ad Alleghe un nuovo allenatore americano che portò ad una svolta la squadra agordina. L’allenatore Mike Kelly (foto a destra), uomo carismatico e di grande valore, nonostante non disponesse di uno dei migliori organici, riuscì ad infondere fiducia, ridare compattezza e spirito di squadra tanto che l’Alleghe si inserì nuovamente nella lotta con le migliori per la conquista dello scudetto. La squadra, contro ogni pronostico, arrivò in finale contro il rivale storico: il Bolzano. Purtroppo decisioni arbitrali discutibili non permisero all’Alleghe di esprimersi al meglio, clamorosa fu la decisione di Mike Kelly di far rientrare la squadra negli spogliatoi in segno di protesta ritenendo assurdo proseguire in quel modo. Nonostante il ricorso della società alleghese alla Federazione, lo scudetto venne assegnato al Bolzano creando però delle perplessità in tutto il movimento hockeystico italiano. Nei 5 anni seguenti l’Alleghe conquistò buone posizioni senza però mai giungere alla conquista dell’ambito primo posto. Agli inizi degli anni 90, dopo quasi trent’anni di assenza tornarono in serie A tre squadre lombarde (due milanesi e il Varese) e si verificò una vera e propria caccia allo straniero. Nonostante la presenza di talenti miliardari sbarcati nel nostro paese e approdati in Lombardia, l’Alleghe si distinse per la capacità di portare in Italia, a prezzi modesti, dei giocatori che si rivelarono tra i migliori. Nel 1991/92 l’Alleghe venne eliminato da una delle squadre milanesi (Saima) solo all’ultima partita di semifinale. L’altra milanese (Devils di Berlusconi) si aggiudicò il tricolore, ma trovò nella squadra agordina la “bestia nera”, infatti fu battuta 5 volte su 6 dall’Alleghe pur contando su ben 20 giocatori di scuola straniera di primissimo livello.
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1992 LA VITTORIA DELL’ALPENLIGA
La stagione ancor oggi più prestigiosa nella storia dell’HC Alleghe è quella 1992/93. Assieme al campionato si svolgeva un importante torneo denominato Alpenliga, vi partecipavano le migliori formazioni italiane, slovene e austriache. L’Alleghe riuscì ad aggiudicarsi il quarto posto e potè accedere alla fase finale di Villach, in Austria. L’Alleghe in semifinale si trovò di fronte i Devils di Berlusconi. I pronostici in negativo erano quasi scontati ma…appena scesi sul ghiaccio i ruoli si invertirono e gli agordini predestinati a vittima dominarono l’incontro. I meneghini poco abituati alla sconfitta persero la testa e si scagliarono addirittura contro il pubblico. L’Alleghe approdò in finale contro il Bolzano. La compagine agordina in un palcoscenico da brivido ebbe la meglio. In campo la partita fu spettacolare e avvincente, sugli spalti il pubblico era tutto per la squadra veneta. Ci fu grande festa per la vittoria sia a Villach che in paese, il parroco di Alleghe fece suonare a lungo le campane.
Dopo il trionfo in terra Austriaca l’Alleghe iniziò il campionato con l’intento di centrare lo scudetto. Per l’ennessima volta però, il tutto si concluse in semifinale. Nei 5 anni seguenti l’Alleghe disputò ottimi campionati ma non riuscì mai arrivare oltre il terzo posto. L’afflusso di pubblico era notevole, nonostante i 1500 abitanti residenti nel comune, le partite si disputavano davanti a 2000 persone. |
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1995 IL DOPO BERLUSCONI
Nel 1995 iniziò un inevitabile regresso dell’intero movimento hockeystico che si protrasse fino alla fine degli anni ’90. Berlusconi mollò improvvisamente la squadra milanese e per l’hockey cominciò un periodo disastroso. L’Alleghe come tutte le altre compagini si ritrovò a fare i conti con un bilancio in rosso, alcune squadre di lunga tradizione furono addirittura costrette ad abbandonare. Il pubblico perse l’intresse e si cominciò a giocare in stadi semideserti, ad Alleghe, come dappertutto. La Federazione non riuscì a proporre una formula convincente e duratura che permettesse di uscire dalla crisi.
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1999 VERSO IL NUOVO MILLENNIO
Solo sul finire degli anni ’90 la F.I.S.G. trovò una formula adeguata valorizzando i giocatori italiani affiancati da stranieri di buon livello, senza spese astronomiche. L’Alleghe potendo contare sul vivaio più prestigioso d’Italia fu avvantaggiata da questo scenario. Nella stagione 1999/2000 era consentito un solo straniero per squadra, e la formazione agordina si rivelò ancora una volta la più spettacolare del torneo, i giovani dimostrarono di aver fatto un grande salto di qualità tanto da raggiungere la semifinale con il Bolzano. L’obbiettivo scudetto ancora una volta sfumò, ma il vero obbiettivo della società era stato raggiunto infatti lo stadio tornò a gremirsi come non accadeva da anni, l’interesse per l’hockey, almeno nell’agordino tornò alto. L’anno successivo la Federazione modificò ancora il numero di stranieri possibili all’interno delle compagini (limite di quattro più il portiere). L’Alleghe fu eliminato ai quarti di finale per mano dei Milano Vipers.
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2000 SI TORNA IN FINALE
Nel 2001/2002 la squadra agordina fece sognare l’intera provincia. Già nei primi giorni del mese di ottobre sul Gazzettino si leggeva: “L’Alleghe ha dato una buona impressione sia tatticamente (sul nuovo tecnico Fabio Polloni, non c’erano dubbi) che di affiatamento di gruppo” La squadra vinse molte partite importanti sia in casa che in trasferta, tre consecutive sul difficilissimo campo di Milano. Gli avversari capirono che sul ghiaccio avevano di fronte un gruppo di ragazzi tutt’altro che sprovveduti e soprattutto privi di quel timore reverenziale verso giocatori stranieri del calibro di Lefevbre, Beattie ecc…L’Alleghe alla fine della regular season raggiunse il secondo posto e si qualificò di diritto alla semifinale contro il Bolzano con il vantaggio della “bella in casa”.
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Gli agordini ancora una volta erano ad un passo dal sogno, infatti dopo le prime due partite conducevano la serie per 2 a 0. Dopo la terza e la quarta partita, vinte dal Bolzano, tutti temevano la delusione già provata nel campionato 1999/2000, invece con una vera prova d’orgoglio in una stadio gremito in ogni ordine di posto l’Alleghe riuscì (come nell’85) a raggiungere la finale (al meglio delle 7 parite). A quel punto trovò di fronte il Milano, squadra sconfitta più volte nella regular season. Purtroppo in finale la storia cambiò, gli agordini scesero in campo provati dalle estenuanti partite con il Bolzano e al contrario del Milano (qualificatosi dopo sole 3 gare di semifinale) ebbero soltanto una giornata per “ricaricare le pile”. Il Milano si dimostrò squadra completa e grazie ad un perfetto gioco difensivo riuscì a vincere lo scudetto in sole quattro partite.
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Dopo la clamorosa stagione 2001/2002 l’Alleghe si presentò ai nastri di partenza come una delle favorite, considerata dai mass media come “la squadra con la migliore ossatura, un insieme di talenti del vivaio locale da fare invidia a tutto il nord-est dell’hockey su ghiaccio”. Purtroppo l’inspiegabile campagna acquisti (riconferma di uno solo dei 4 validi stranieri dell’anno della finale) portò la squadra a disputare un pessimo campionato con la conseguente mancata qualificazione ai play-off. La dirigenza, preso atto che l’enorme lavoro svolto costantemente dagli anni ’90 nel settore giovanile aveva dato buoni frutti e portato molti titoli nazionali nelle varie categorie giovanili, decise di costituire una seconda società senior, per il campionato di serie B: l’Amatori Hockey Agordino. Tutto ciò per non disperdere il patrimonio di atleti, per dar modo a tutti di praticare lo sport scelto, per premiare i propri giocatori che per tanti anni si erano impegnati e sacrificati in una vita sportiva ammirevole, per costituire il farm-team della squadra maggiore.
All’inizio della stagione 2003/2004 l’Alleghe sembrava puntare in alto. L’arrivo di quattro stranieri quotati e il ritorno dell’allenatore che nel ’92 aveva portato alla vittoria dell’Alpenliga facevano ben sperare. Purtroppo una serie di infortuni a catena ha condizionato l’andamento del campionato. Qualificatosi al quinto posto dopo la stagione regolare l’Alleghe è stato eliminato dal Fassa ai quarti di finale in sole tre partite. Nell’ultima stagione purtroppo degli errori commessi durante la campagna acquisti non hanno permesso alla squadra di raggiungere i play-off.
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2005 IN TANTI CI CREDONO ANCORA
Ancor oggi ad Alleghe si discute sul futuro di questa piccola società sportiva capace di sopravvivere per 70 anni in un centro abitato di 1500 anime: sembra incredibile ma è l’unico paese (di così piccole dimensioni) in Europa e in ogni sport ad avere una squadra in serie A. Nonostante le difficoltà, le stagioni negative, le delusioni e i problemi economici, questo sport è un elemento vitale, una vera passione, quasi una “religione” per gli alleghesi; sostenuti anche dalle varie Amministrazioni Comunali che hanno dimostrato per l’hockey attenzione e impegno contribuendo al sostentamento del Club. E’appena stata ultimata la copertura dello stadio con l’utilizzo di materiali di lunga durata e sono iniziati i lavori per la costruzione di nuovi spogliatoi, una sala stampa, un bar ed una vasta sala congressi. |
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